INTEGRAZIONE SCOLASTICA

Il termine integrazione scolastica iniziava a delinearsi nei primi anni ’70, quando venivano abolite le cosiddette classi differenziali, i “ghetti”, dove gli alunni con disabilità venivano emarginati e destinati ad un apprendimento racchiuso nelle quattro mura e potevano socializzare, conoscere e identificarsi, solo con persone handicappate. In realtà, nonostante la legge 517 del 4 agosto 1977, la società era ancora ben lontana dal termine suindicato, in quanto il presupposto era soprattutto quello di voler dare al bambino in situazione di handicap la possibilità di stare con gli altri e di partecipare alle attività di tutti, indipendentemente da quelli che potevano essere gli obiettivi individuali ed i metodi di apprendimento più opportuni per il singolo. Nonostante ciò, questa legge rappresentava un punto di partenza, che costringeva le scuole (e le famiglie) a porsi gradualmente il problema di come gestire la diversità all’interno della classe, per garantire il benessere fisiologico, educativo e sociale dell’alunno. Da qui iniziava dunque un lungo percorso, scandito da evidenti evoluzioni, che è giunto progressivamente fino ai giorni nostri.

Oltre alle istituzioni scolastiche, sono, infatti, ancora oggi, le stesse associazioni di genitori a porsi il problema di come favorire l’integrazione scolastica dei propri figli. Tra queste, l’Associazione Italiana Persone Down. Essa si pone come mediatore attivo nelle situazioni problematiche e non di inserimento scolastico, accompagnando le famiglie lungo le varie fasi del percorso formativo dei propri figli: dall’ingresso nella scuola dell’infanzia, fino al raggiungimento della maturità e, magari, anche oltre.

Si tratta di un percorso complicato, per ciò che riguarda, ad esempio, l’accettazione di un’insegnante di sostegno accanto al proprio figlio, la ricerca di un’adeguata sintonia con questi, la condivisione degli obiettivi e le aspettative sui risultati da raggiungere. L’Associazione è presente negli incontri del “gruppo H” dei vari istituti scolastici, illustrando al personale educativo cosa significhi seguire da vicino un alunno/studente con la sindrome di Down, ma anche con una disabilità in generale ed invitando le famiglie a “raccontare” i propri figli agli insegnanti prima di far loro redigere e condividere un Piano Educativo Individualizzato.

Anche in quest’ambito l’Associazione è intenta nel perseguimento degli obiettivi del progetto "Pedagogia dei genitori", secondo il quale solo attraverso il dialogo della famiglia con le istituzioni sanitarie, educative e formative, nonché partendo dal presupposto che, nonostante l’imprescindibilità dell’intervento professionale specialistico, nessuno meglio del genitore può conoscere il proprio figlio, è possibile stabilire le modalità adeguate per il raggiungimento delle finalità preposte.

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07/02/2017
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