LE ATTIVITÀ DELL'ASSOCIAZIONE

          La Sezione brindisina dell’ A.I.P.D., quale associazione di familiari di persone Down e di volontari, è attenta a tutte le problematiche connesse con questo tipo di handicap: dalla riabilitazione precoce, all’inserimento ed integrazione scolastica e sociale e ad interventi comunque finalizzati alla necessità di offrire occasioni di autonomia e, in alcuni casi, di formazione professionale.

          L’Associazione, così come nelle finalità statutarie, organizza incontri di autoformazione per i genitori e per operatori , in una sorta di laboratorio permanente all'interno del quale ciascuno esprime al meglio la propria creatività, nell'obiettivo comune di fornire aiuto ai soggetti down, per una loro armonica crescita.

          L’idea di creare una struttura, sperimentale per il nostro territorio, come punto di incontro e di formazione delle persone Down con la collaborazione dei genitori, di operatori e volontari, è nata dalla constatazione che i soggetti affetti da sindrome di Down presentano, a volte, potenzialità che, se espresse attraverso interventi mirati, conducono il soggetto al conseguimento di una buona autonomia sociale con la possibilità, in alcuni casi, di un inserimento in ambito lavorativo.

          L’intento dell’Associazione sta nell'individuare il modo giusto di intervento per offrire alla persona Down la possibilità di inserirsi con dignità nel contesto sociale e, ove possibile, nel mondo del lavoro , sia manuale che intellettuale.

          Per ogni soggetto si prevede uno specifico progetto di vita, concordato con la famiglia e gli operatori così che, dopo attenta valutazione, egli può, in relazione soprattutto alle proprie attitudini e potenzialità, essere assegnato ai laboratori dell’ Associazione.

          Si è ormai attivata una struttura dotata di tanti strumenti, dove ciascuna famiglia accompagna il proprio figlio e chiede che sia impegnato in attività gratificanti e/o avviato ad apprendere un lavoro compatibile con le sue capacità reali e la sua personalità in modo da aspirare a concrete possibilità di inserimento nella società; un luogo pertanto diverso dal consueto ambito scolastico e familiare, dove gli interventi educativi–sociali–formativi, in aggiunta a quegli provenienti da quegli ambiti, si esplicano essenzialmente in tre direzioni:

·      acquisizione e mantenimento della massima autonomia;

·      socializzazione;

·      formazione professionale.

          In questa ottica l’ Associazione, per non tradursi in una "struttura contenitore", predispone una polivalenza qualitativa di iniziative (ad esempio, momenti di animazione) ma ne prevede anche di tipo occupazionale, senza perdere di vista i rapporti con l’esterno.

          E così, fare teatro, imparare ad usare il computer, seguire un corso di educazione all’autonomia, dedicarsi alla coltivazione dei fiori o all’allevamento delle lumache (elicicoltura) non hanno certo come obiettivo primario la qualità dei prodotti, ma piuttosto l’acquisizione di nuove competenze pratiche ed interpersonali, in grado di favorire il processo di crescita e lo sviluppo graduale del livello di autonomia.

          In questi anni di attività si è riusciti a dare vita a : I laboratori sono utili, per chi frequenta ancora la scuola, per trovare spazi dove poter condurre esperienze volte al consolidamento degli strumenti di base, come luoghi dove il sapere (quello appreso in un’aula scolastica) viene decodificato e reinterpretato attraverso la gestione diretta dell’esperienza da parte del soggetto.

          Ma i laboratori rappresentano, anche per coloro che non frequentano più le aule scolastiche, un’opportunità di socializzazione e di apprendimento che va colta e sperimentata. Al loro interno le esperienze possono divenire mezzo per scoprire potenzialità inespresse , per individuare nuovi linguaggi, nuove forme di comunicazione.

          Attraverso l’esperienza laboratoriale la qualità di vita può migliorare significativamente e dare dignità di persona a soggetti che spesso non hanno alcuna prospettiva di vita.

Infatti il laboratorio rappresenta un piccolo contesto sociale, stabile ed accogliente nel quale la persona Down impara, giorno dopo giorno, a convivere con gli altri e ad adeguarsi a semplici regole comuni.

          Grazie al senso di appartenenza al gruppo, si stabiliscono valide relazioni interpersonali in grado di sostenere e contenere emotivamente il soggetto; inoltre il gruppo diventa l’occasione per combattere la tendenza all’isolamento ed al distacco affettivo ed il laboratorio rappresenta l’alternativa all’eventuale solitudine familiare ed un’ulteriore esperienza all’interno di un contesto sociale allargato.

          Il lavoro diviene l’elemento di aggregazione che permette di canalizzare produttivamente e costruttivamente energie ed impulsi primari altrimenti gestiti con difficoltà dal punto di vista comportamentale.

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07/02/2017
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