Una giornata all'insegna della solidarietà espressa da Flavia Pennetta ai ragazzi dell'AIPD di Brindisi

Una favola di Natale

di Guido Giampietro

Sono giunto a una conclusione che può sembrare un po’ azzardata: le favole scritte, dal punto di vista emotivo, colpiscono meno di quelle raccontate. E, queste, ancora meno di quelle che si ha la ventura di vivere in prima persona. Prendiamo, come esempio, i Racconti di Natale di Charles Dickens. Essi costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico con le loro storie animate da fantasmi, folletti e fate. L’autore progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gl’indifferenti e i malvagi e, grazie all’intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall’agrifoglio, davanti a tavole stracolme di cibo. Ma, diciamolo, questo mondo è un po’ lontano da noi.
La favola di cui invece intendo parlare non si serve di “utopie natalizie”, i personaggi non sono immaginari come quello di Scrooge o di Trotty e i luoghi non sono tetri come quelli d’una fredda Londra dell’800. Al contrario, il messaggio che s’intende trasmettere è quello concreto della solidarietà; l’ambientazione si avvale degli assolati spazi dell’ex Ospedale Di Summa; e i personaggi ˗ non certo di fantasia ˗ altri non sono che i ragazzi con sindrome di Down dell’A.I.P.D. (Associazione Italiana Persone Down) di Brindisi. E siccome nelle favole che si rispettano c’è sempre una fata, qui, a interpretarla s’è prestata, con la spontaneità e l’umanità d’una vera campionessa (di vita, oltre che di tennis), la nostra Flavia Pennetta.
Solidarietà, parola abusata, ma non molto praticata... Per lo scrittore Erri De Luca “lo spirito di solidarietà è un sentimento che onora l’uomo (…) Spunta di colpo tra persone che si trovano in difficoltà, comporta il sacrificio personale, non si nasconde dietro il mucchio formato da tutti gli altri… La solidarietà è opera preziosa di un’occasione, appena compiuto il suo dovere rompe le righe, lasciando in ognuno la coscienza tranquilla…”.
Per questo la solidarietà non dovrebbe avere bisogno della “complicità” del Natale per mostrarsi. A meno che, come in questo caso, non si presenti sotto le vesti d’un calendario. E i calendari, si sa, buoni o cattivi che siano, circolano nel periodo delle festività di fine anno.
Ma torniamo alla favola e al calendario A.I.P.D. Un calendario di cui i ragazzi non sapevano nulla quando, alcune settimane fa, si sono visti assalire da decine e decine di scatti e flash. La loro felicità, in quei momenti magici, è stata solo quella di trascorrere un’indimenticabile mattinata con Flavia. Certo, adesso che l’hanno sfogliato, ne sono diventati orgogliosi e c’è da scommettere che per molti anni a venire quei mesi del 2012 continueranno a fare bella mostra di sé appesi alle pareti delle loro camerette.
Quello che, invece, la Presidente dell’Associazione e i genitori dei ragazzi si aspettano dal calendario “firmato” da Flavia Pennetta (non mi piace il termine “sponsorizzato” che quasi sempre sottende una controprestazione) può riassumersi in una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni (spesso sorde ai valori sociali), un coinvolgimento emotivo e fattivo dei cittadini nella realtà dei diversamente abili e, perché no?, un concreto aiuto di tutti in occasione della devoluzione del 5 per mille dell’IRPEF.
Si dice che, fin quando si raccontano favole, la vita non muore. Questo significa che il ringraziamento più sentito va a chi ha reso possibile la nostra favola. A Flavia. Che sarà pure l’indiscussa testimonial del tennis italiano nel mondo, ma che nella piccola realtà della sua Brindisi d’ora in avanti sarà, per i ragazzi con SD, la loro più grande amica.

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