SEZIONE ARTISTICA

Brian Stratford, docente di educazione speciale alle Università di Nottingham e Surrey, ha pubblicato, nel giugno del 1982, uno studio su un dipinto di Andrea Mantegna prendendo spunto dall’immagine del bambino ivi raffigurato con tratti somatici propri di una persona con Sindrome di Down.

Lo studio, e questa è la cosa più sorprendente, mette in luce una diversità di valori tra la Mantova del Quattrocento ed i nostri giorni. Il dipinto ci fa, infatti, intravedere una società che accettava l’handicap con molta più tolleranza della società di oggi.

In un’epoca in cui la vita era più difficile e la mortalità infantile più comune, molti bambini Down o venivano abortiti all’inizio della gravidanza o non sopravvivevano abbastanza a lungo per rendere possibili diagnosi differenziali. La sopravvivenza era infatti possibile solo se le condizioni ambientali erano quelle giuste. Ed erano certamente giuste quelle della ricca e potente famiglia dei Gonzaga nella Mantova del ‘400.

E’ dunque in questo contesto ricco di cultura umanistica che operò, quale pittore di corte, Andrea Mantegna la cui peculiarità consisteva nel ritrarre i modelli con una non comune acutezza e dovizia dei particolari.

Dallo studio di Stratford sul dipinto (48 x 35 cm.) si osserva che “gli occhi del Bambino sono raffigurati, anche se debolmente, con pieghe epicantiche. Ciò è abbastanza comune in quanto una buona proporzione di bambini Down non hanno l’epicanto distinto, circa il 30 per cento, mentre il 20 per cento dei bambini normali ce l’hanno. Questa è una caratteristica che diminuisce con l’età. Più significativi sono l’obliquità e la strettezza delle fessure palpebrali, una caratteristica assolutamente specifica della Sindrome di Down. Il naso è piccolo, con il setto molto basso. La lingua è prominente e la bocca aperta; l’espressione adeinodale è causata dal respiro nasale ostruito. La mucosa nasale è più densa nel bambino Down. Il collo è caratteristicamente corto e largo. Le mani sono tipicamente “quadrate” e il mignolo è curvo. E’ presente anche la nota anomalia del primo e secondo dito del piede molto spaziati tra di loro, un aspetto che, secondo Beckman, è molto raro in individui normali ma è presente nel 90 per cento dei bambini Down. Il gozzo della Madonna indica una malattia tiroidea e solleva l’ipotesi che la modella fosse la madre naturale del bambino.”

Pur rimanendo nel campo delle congetture si può ipotizzare che i modelli cui il Mantegna si ispirò fossero membri della famiglia Gonzaga. Ma la cosa più straordinaria è che proprio questa madre e questo bambino siano stati scelti dal Mantegna per rappresentare la Madonna con Gesù Bambino. Ciò porta alla conclusione, già peraltro anticipata, che tale identificazione sottintenda un’accettazione dell’handicap che, per quel periodo storico, ha dell’incredibile ove si considerino le barriere fisiche e mentali che ai nostri giorni ancora condizionano pesantemente la vita delle persone Down e dei loro familiari.

In definitiva, questa Vergine con Bambino del Mantegna, al di là dei pregi artistici del dipinto e delle argomentazioni scientifiche dello Stratford, non può non indurre ad una seria riflessione sul depauperamento dei valori etici dell’odierna civiltà dei consumi a favore di una più egoistica ed utilitaristica concezione del vivere.

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07/02/2017
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